Sammardenchia di Tarcento

Il primo documento conosciuto che cita il nostro paese è del 1348 dove si ricorda che un certo "Burella q Marco di Tarcento per 10 marche vende mezzo maso in Semerdencha a Odorico di Castello (Archivio Frangipane)".

Sammardenchia non può certo vantare una nobile storia millenaria, non può certo esibire resti romani né presentare con orgoglio i ruderi di un antico castello medievale, abitato per secoli da una nobile casata. Il nostro paese, la nostra gente, possiede un altro tipo di nobiltà che è quella della laboriosità, dell'ingegnosità, della solidarietà e delle tradizioni.

In meno di cinquant'anni, quante tradizioni sono andate perdute!

Le cause sono da attribuirsi al progresso che, dal secondo dopoguerra, ha compiuto passi vertiginosi, mettendo a dura prova i valori espressi dalla cultura popolare che per secoli si é fondata sulla fede e su un forte legame con i ritmi delle stagioni.

Sammardenchia è un paese che dista quattro chilometri e mezzo da Tarcento.

La sua chiesa si trova a 433 metri sul livello del mare, mentre le abitazioni variano fra i 240 e i 450 metri s.l.m.

Venendo da Tarcento, dopo aver attraversato Bulfons e Zomeais, si arriva al ponte sul torrente Zimor che segna il confine orientale del paese. Subito dopo il ponte si incontra il primo nucleo, il borgo Gàspar.

La strada ora si fa ripida e in poco meno di un chilometro ci porta sul piano di Borgo Cruder o Calàbrie, che un tempo era chiamato "Villa" e "Dappievilla".

Da lì riprende la salita e sulla sinistra, in alto, si possono osservare le case di Borgo Zampar.

Arrivati nei pressi della vecchia latteria, sulla sinistra, parte la stradina che porta a Buscùt.

Ancora un centinaio di metri in salita e si giunge sul piazzale della Chiesa, il centro del paese, da cui si dipartono tre strade.

Quella a sinistra scende a Borgo Londre, quella a destra conduce a BorgoSocret, mentre quella centrale porta a Borgo Rôs, detto anche Sarp. Proseguendo si incontra Borgo Culau a sinistra ed infine Borgo Nanìn a destra, ultimo nucleo abitato del paese.

La strada prosegue poi verso Coja e quindi rientra, ad anello, nel capoluogo di Tarcento.

(testo liberamente tratto dal libro: "Sammardenchia, il mio paese. Tradizioni perdute", Attilio e Renato Vidoni, Comune di Tarcento, 2006)